Un animaletto domestico, docile, obbediente. Il suo sorriso si intravede dall’alto di un paio di jeans a vita bassa, oppure dal basso di una gonna spiritosa. Quando esce al guinzaglio della sua padroncina tutti l’ammirano per quello che è. Una meraviglia della natura, i due emisferi delle vecchie carte geografiche della scuola della nostra infanzia, due mondi che si abbracciano e si strofinano. Come la luna è la nostra compagna nelle notti insonni d’estate, così queste lune gemelle sono il pianeta attorno al quale noi satelliti mortali sognamo di appartenere, ogni volta che le vediamo discendere e risalire, ora una, ora l’altra, che giocano con la nostra fantasia e il nostro desiderio. Ma ci dobbiamo accontentare di ruotargli attorno, anche per l’eternità. Una torta alla panna, che ci ondeggia davanti agli occhi e che un paio di tacchi a spillo strappa via dal nostro respiro mozzato.
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mercoledì 9 maggio 2012

Mercedes 2 - Il culo di Palencia


Le due gentili pulzelle, entrambi bionde e debitamente fornite di curve come da tradizione teutonica si chiamavano Rosie e Jutta, entrambi di Colonia. Nonostante le apparenze, non erano esattamente di primo pelo, erano infatti entrambi separate con un figlio e raccontavano che abitualmente facevano una settimana in Grecia ed una in Spagna. Ma che preferivano la Spagna.
Mentre ascoltavo le chiacchiere delle due tedesche, la mia attenzione venne attratta da una ragazza mora, evidentemente non tedesca, che serviva ai tavoli. Non molto alta, diciamo sul metro e sessanta, capelli molto lunghi e scuri e un seno non molto grande. Un sorriso fantastico e, cosa che non fece altro che distrarmi tutta la serata, uno stupendo mappamondo, medio-grande, incorniciato da un piccolo perizoma, ben visibile sotto i pantaloni elasticizzati.
Lei dopo qualche minuto, accortasi che la stavo guardando, iniziò a ricambiare gli sguardi. Dapprima senza sorridere e alla fine della serata con qualche timido accenno di gradimento. La piacevole serata finì senza scossoni, ci demmo appuntamento con le due tedesche per il pomeriggio al mare.
La mattina dopo, verso le nove e mezza, scesi in spiaggia da solo. A quell’ora Luigi dormiva ancora profondamente. Stesi il mio asciugamano e tirai fuori il mio libro. In spiaggia solo qualche maratoneta da spiaggia, bambini e molti anziani con le camicie a fiori. Insomma, niente di interessante. Invece, dopo neanche dieci minuti, un’ombra si piazzò tra il sole e il mio libro e non potei fare a meno di alzare lo sguardo. Era lei, la cameriera dell’hotel, che mi sorrideva come non mai. E in costume, devo dire, contribuì non poco ad aumentare il mio livello ormonale.
Stese il suo asciugamano vicino al mio. Avevamo qualche difficoltà a comunicare, lei conosceva solo lo spagnolo, qualche parola di italiano e basta. Io un po’ di inglese. Dovevamo trovare un modo di comunicare un po’ più immediato. Lei poi aveva una voce profonda e quell’accento molto sensuale tipico delle spagnole. Gli feci capire che avevo caldo e volevo fare un bagno.
Lei approvò la mia idea mi fece capire che l’acqua era sporca in quel posto e che se avessi voluto mi avrebbe portato in un posto lì vicino dove il mare era più pulito. Ci incamminammo a piedi e a mano a mano riuscimmo ad intrecciare qualcosa di simile ad un discorso. Lei si chiamava Mercedes ed era di Palencia, una piccola città di provincia della Spagna. Lavorava l’estate sulla costa per arrotondare il suo lavoro di commessa. Aveva ventotto anni ed era una ragazza madre. Per un mese l’anno doveva lavorare sulla costa lontano dal figlio di cinque anni. Non male per due persone che si capiscono a malapena.
Arrivammo in una piccola spiaggia, abbastanza isolata, dove c’erano solo poche coppie. Ci immergemmo immediatamente in quell’acqua color smeraldo. Era salatissima e gli occhi mi bruciavano un bel po’.
Iniziai a schizzarla un po’ e lei iniziò a divertirsi molto. Poi iniziai a sfiorarla e ad accarezzarla. Lei non si ritraeva. Anzi. Dopo una mezz’ora, esausti, ci sdraiammo sul bagnasciuga, a farci cullare dalle onde.

2 - Continua
 

mercoledì 2 maggio 2012

Mercedes 1 - Il culo di Palencia


Non mi capita spesso di partire per le vacanze e andar fuori dall’Italia. Ma l’anno scorso mi sono lasciato convincere dal mio vecchio amico Luigi a tornare in un posto nel quale avevamo fatto belle scorribande, qualche anno fa diciamo.
Così facciamo i bagagli e partiamo. Direzione Costa Brava.
Certo, a venticinque anni siamo partiti con la mia Uno grigia, tutta scassata, e abbiamo fatto diciassette ore di guida per arrivare a Calella.
Ora non abbiamo né il fisico né la voglia di fare ancora una cosa del genere. Per cui, aereo e in poco più di un’ora siamo a Barcellona. Vuoi mettere?
Il periodo è propizio e stabiliamo una tabella di marcia tranquilla. In fondo dobbiamo soprattutto riposarci. Per cui, la mattina al mare e la sera una capatina in qualche locale.
Ci sistemiamo al mitico Kaktus Playa, frequentato da tantissimi tedeschi e tantissime ragazze tedesche. Così, nel caso ci fosse venuta la voglia, qualche tenero culetto teutonico non sarebbe mancato alla nostra vacanza.
D’altronde, conoscevo la formula vacanze di molte donne tedesche e credo che, nonostante gli anni passati, certe tradizioni non si smentiscono. Infatti, la formula vacanza prevede una bella settimana al mare tutto compreso.
E difficilmente una ragazza tedesca sola se ne va a casa senza la tacca, cioè l’avventura con qualcuno conosciuto in loco.
Inutile dire che sia io che Luigi, dopo un giorno di relax, a forza di vedere tutto quel ben di dio che girava, facevamo una fatica del demonio a tenere a freno i nostri sani ormoni. Così una sera, mentre sorseggiavamo qualche cosa nei pressi della piscina dell’hotel, due sode ragazze tedesche, senza troppi problemi evidentemente, si avvicinarono al nostro tavolo e iniziarono a chiacchierare con noi.

1 - Continua