Un animaletto domestico, docile, obbediente. Il suo sorriso si intravede dall’alto di un paio di jeans a vita bassa, oppure dal basso di una gonna spiritosa. Quando esce al guinzaglio della sua padroncina tutti l’ammirano per quello che è. Una meraviglia della natura, i due emisferi delle vecchie carte geografiche della scuola della nostra infanzia, due mondi che si abbracciano e si strofinano. Come la luna è la nostra compagna nelle notti insonni d’estate, così queste lune gemelle sono il pianeta attorno al quale noi satelliti mortali sognamo di appartenere, ogni volta che le vediamo discendere e risalire, ora una, ora l’altra, che giocano con la nostra fantasia e il nostro desiderio. Ma ci dobbiamo accontentare di ruotargli attorno, anche per l’eternità. Una torta alla panna, che ci ondeggia davanti agli occhi e che un paio di tacchi a spillo strappa via dal nostro respiro mozzato.
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venerdì 6 aprile 2012

Antonella Elia vince l'Isola Dei Famosi 2012

E allora! The winner is... il vincitore dell'Isola Dei Famosi 2012 è nientepopodimeno che... Antonella Elia!

Delusi? Certo che tra Aida Yespica, Nina Moric, Guendalina Tavassi, Raffaella Fico, Giorgia Palmas e prfino Valeria Marini... il culo di Antonella Elia non era proprio proprio proprio il nostro favorito.


In ogni modo, nella foto qui a destra, potete ammirare il lato B di Antonella Elia, in una foto tratta da un calendario che la vedeva protagonista qualche anno fa.

Diciamo che, seppur ora non sia più così in forma, Antonella Elia (che ha quasi 50 anni!) ha un culetto di tutto rispetto.

Non ci credete?  E allora guardate una foto più recente, dell'estate del 2011, subito dopo la precedente.

Che ne dite? Ad avercene, di cinquantenni con questo culetto ben messo!


mercoledì 14 marzo 2012

Aida 3 - Ma che capelli ti sei fatta?

- Ti piace?
Sono un po’ interdetto. Non me lo aspettavo.

- Non ti piace?
Il tuo sorriso è un po’ spento, hai visto lo stupore sul mio viso. Capirai. Io adoro le donne con i capelli lunghi. E tu te li sei tagliati corti. Ma veramente corti! Ok, devo farti comunque un complimento.

- No, non è che non mi piaci, è che non me lo aspettavo.

Meno male, la tua tensione si scioglie in un sorriso. La mia Aida Yespica ha i capelli corti ma è sempre la mia Aida.

- Vieni Marco. Il tuo caffè è quasi pronto.

Un mese. Da un mese stiamo assieme, io e Aida. Non mi basta mai. Come i veri innamorati, ci vediamo ogni giorno. Se riusciamo a vederci la mattina, facciamo anche l’amore. Sempre e intensamente. Una donna appassionata e felice, ecco quello che sei diventata.
Il caffè è buonissimo e caldo, come te. Ormai hai capito anche che sono un appassionato di foto, per cui ti metti davanti lo specchio in posa e aspetti i miei scatti. Non sono un fotografo professionista, sono semplicemente un collezionista di foto. Di bei culi, in particolare.

- Siediti qui, Marco

Ci sediamo sul bordo del letto. Ormai i nostri corpi si attraggono automaticamente, senza possibilità di scampo. Il mio cuore batte sempre all’impazzata. La tua bocca mi fa impazzire, potrei anche baciarti senza fare altro e saprei quale può essere uno scopo per vivere. Ti tolgo il reggiseno e comincio a baciare i tuoi seni, a partire da sotto, piano piano.
Tu ti stendi sul letto e ti levi il perizoma. L’odore del tuo sesso arriva fortissimo e mi fa girare la testa. Scendo con la lingua e comincio a solleticare il tuo boschetto ben curato, poi scendo ancora, fino alla porta proibita del piacere. Non so che fare. Vorrei vedere se mi fai fare un giretto anche dall’altra parte.
Intanto continuo a solleticarti e a leccarti sopra e sotto. Mi sdraio e tu mi sei sopra e mi restituisci il favore. Poi cominci a strofinare il tuo seno di marmo sul mio sesso. 

- Ora facciamo una cosa che mi piace tanto!

Mentre mi dici questo, ti giri di spalle, ti metti a cavallo del mio viso e mi offri la tua micetta, mentre prendi a lavorare anche tu di bocca con il mio sesso. Dopo poco la nostra passione colmina contemporaneamente. Ma tu non hai nessuna voglia di smettere. Ricominci a stimolarmi e in un paio di minuti sono di nuovo pronto. E tu ti trasferisci con il bacino dalle parti del mio pene. Mi dai le spalle e vedo benissimo il tuo sedere aprirsi e strofinarsi. Poi in un attimo te lo infili dentro e inizi lentamente a cavalcare. Sento i muscoli della tua vagina che stringono a morte il mio povero attrezzo. Sempre più velocememente. Le tue urla soffocate aumentano fino a quando tu hai un altro orgasmo.

- Ti piace usare il buco di dietro? A me sì!!

Oggi è la giornata delle sorprese. Una volta mi è già capitato con una ragazza di farlo ma non è stato granchè bello. A lei ha fatto tanto male e io mi sono ritratto. Però vorrei provare anche questo con te!

- Mi piace tantissimo – rispondo – ma serve un po’ di lubrificante.
- Sono fornitissima! Mentre dici così ti alzi e apri il cassetto del comodino e tiri fuori l’olio per i bambini,
veramente ottimo per tutto, anche per questo.

Detto, fatto. Me ne butti un bel po’ sul pene e lo spargi bene bene. Poi ne metti un bel po’ sul tuo secondo buco e riprendi la posizione di prima, posizionando il missile sul nuovo obiettivo. Poi lentamente inizi a penetrarti. L’olio fa bene il suo lavoro e in una manciata di secondi è prigioniero fino in fondo del tuo nuovo rifugio. All’inizio non fai un fiato, ma poi inizi a cavalcare anche da quella posizione, alzando e abbassando le natiche davanti i miei occhi. Se esiste il paradiso, deve essere una cosa come questa, accidenti!

Dopo poco sei stanchissima e cambiamo posizione, ti metti in ginocchio davanti a me e io ricomincio da dove eravamo rimasti. Piano piano le tue urla si fanno più convinte e meno soffocate. D’altronde a quest’ora tutti i vicini lavorano e non vedo il motivo di frenarsi. Fino a che un mio urlo mette fine a quella fantastica cavalcata. E’ ora di un altro caffè, Aida.

lunedì 12 marzo 2012

Aida 2 - Una domenica al parco

Domenica mattina. Ma che giornata fantastica.
Barba, doccia ed eccomi qua. Sportivo ma non troppo, prendo la macchina e arrivo sotto casa tua. Abiti in un quartiere nuovo, un po’ fuori città. Non pensavo di fare tardi, ma me la sono presa un po’ comoda ed eccomi qua con dieci minuti di ritardo. Al primo appuntamento non va per niente bene.
Suono e tu mi apri in tuta. Non sei truccata, ma a me basta il tuo sorriso per capire che sei perfettamente a tuo agio.

- Marco, siediti che accendo il caffè e intanto finisco di preparare Andrea.

Meno male, il mio ritardo è passato inosservato. Qualche volta ho trovato donne che mi aspettavano in piedi, braccia conserte. Come a farmi capire, stronzo, sei in ritardo, cominciamo male. Sono contento che con te non ci siano problemi.
Aspetto disciplinatamente e bevo il mio caffè. Improvvisamente apparite tutti e due dal corridoio, tuo figlio e te.

- Ciao bello. Come ti chiami? Io mi chiamo Marco.

Tuo avrà otto anni e ha un bel ciuffo biondo sbarazzino. Non ha preso i tuoi colori, che sono molto mediterranei. Poi è molto diffidente e non lo nasconde per niente.

- Ciao. Chi sei?
- Sono un amico di mamma. Tu ti chiami Andrea, non è vero?
- Sì – dice lui guardandomi fisso le scarpe.
- Andiamo? Oggi ti porto vicino al mare, in pineta. C’è un parco bellissimo e possiamo anche giocare a pallone.
- Ma io non ho il pallone – mi fa lui, con tono di rimprovero.
- Non ti preoccupare, ce lo ho io! – faccio io, trionfante.

Un sorriso, finalmente. Poi alzo gli occhi e vedo te. Quando ridi sembri proprio Aida Yespica. Mi fai veramente impazzire!
Scendiamo e apro il bagagliaio. Prendo il pallone e lo consegno a Andrea.

- Tieni questo è tuo!
- Che bello mamma! E’ dell’Inter!!
- Hai visto che bravo Marco? Ha indovinato la tua squadra! Ti piace il pallone nuovo?

Nuovo. Dillo ancora. Fammi sentire quella “u” che mi manda fuori di testa!
Ok. Famigliola a bordo e si parte. Arriviamo in una mezzoretta e troviamo anche un bel posto. Meno male che tu, da brava donna di famiglia, hai organizzato tutto il pranzo, con tutto quello che serve. Panini, frutta, acqua e anche una crostata. E il plaid a quadri neri e azzurri, ovviamente!
Andrea gioca bene e ci divertiamo come dei pazzi, poi troviamo un’altra famiglia con tre ragazzini più o meno della sua età e riesco ad impegnarlo in una partitella con loro.
Così mi posso finalmente dedicare un po’ a te.

- Sei bravo con i bambini – esclami appena arrivo a sedermi vicino a te.
- Mi fanno impazzire, passerei delle ore con loro! – dico asciugandomi il sudore.

Tu non dici niente, ma pieghi leggermente la testa verso destra e mi guardi fisso negli occhi, sorridendo. Non so se ti piaccio quanto mi piaci tu, ma secondo me tanto schifo non ti faccio.

- Mi chiede sempre dove è il padre, ma io non so cosa dirgli. Ora gli sto dicendo che è partito per un lungo viaggio. Ma poi?

Ma poi? Che ti dico? Certo non è semplice.

- Penso che dovresti dirgli la verità. E dare la possibilità al padre di vedere comunque il figlio, ogni tanto.
- Quello stronzo? Mai! Che restasse con quella puttana di Enrica! – mi dici infuocata.

Così vengo a scoprire che il tuo ex si è messo con la tua (ex) migliore amica. Bella combriccola di vipere, non c’è che dire! E ovviamente non vuoi vedere più nessuno dei due!
Mi ci vuole un bel po’ per farti capire che il rancore non serve a nulla. Soprattutto ad Andrea. E poi a te, che devi rifarti una nuova vita, anche affettiva.

- A quello ci sto già pensando – mi dici con un sorrisetto che è un assist.
- Seriamente? – chiedo io, ributtando la palla dall’altra parte della rete.
- Non lo so. Ci devo pensare ancora un po’ – e respingi il mio attacco.

Uno a zero per te. Non sei molto intraprendente, vuoi che faccia io la prima mossa. La prossima non te la faccio passare liscia.

Andiamo al chioschetto a pochi metri a prendere il caffè. Buonissimo, tra l’altro, me ne ricorderò la prossima volta.

- Che fai domani mattina? Lavori? – chiedo io, lanciando la mia esca.
- No, sto a casa, devo finire ancora di sistemare la roba del trasloco, dopo due mesi.
- Vuoi che venga a darti una mano?
- Ma no, non ti disturbare, faccio da sola.
- Dai, che in due facciamo prima. Ci vediamo verso le nove.

I cinque secondi di silenzio che seguono mi fanno gelare il sangue. Forse sono stato troppo categorico.

- Va bene, ci conto allora.

Vorrei urlare dalla gioia, ma devo mantenere un contegno. Posso rilassarmi, le cose stanno andando come non osavo sperare.

Lunedì mattina. Ore 8.58. Esco dalla macchina e arrivo davanti al tuo portone.

- Che puntualità! – mi apri vestita con una tuta aderente che fa vedere veramente tutto, compreso quel perizoma nero che grida vendetta
- Dove cominciamo? – faccio io, con aria indifferente
- Dalla cantina, dobbiamo portare su un po’ di cartoni
- Andiamo.

Cominciamo a portare su la roba da sistemare. Sembriamo una coppia di sposini appena tornati dal viaggio di nozze. In un ora abbiamo quasi sistemato tutto.

- Caffè?
- Caffè! – faccio io, con un gesto di approvazione

Ci sediamo sul divano e ammiriamo il nostro lavoro. La vetrina della sala è ben sistemata e piena.
Siamo molto vicini e la tua coscia sinistra struscia sulla mia gamba destra. Mi giro e tu guardi nel vuoto, pensierosa.

- Che c’è?
- Niente – fai tu, scostando i capelli dal viso – ho pensato a quello che mi hai detto e penso tu abbia ragione. Domani chiamo il mio avvocato e organizziamo per fare in modo che Andrea veda il padre
- Bravissima – faccio io, dandoti una carezza sul viso. Tu appoggi il tuo viso sulla mia mano, strofinando la guancia e chiudendo gli occhi.

Ci siamo. Io continuo ad accarezzarti e tu continui a strofinare e baciare la mia mano ed il mio braccio. Comincio a baciarti la guancia, il collo e poi vado a segno.
Il tuo bacio è bellissimo e profondo. Mi prendi la mano e me la porti sul tuo culo. Sapevi che era quella la parte che più mi interessava.
Dopo pochi minuti, stiamo improvvisamente scomodi. Ci trasferiamo in camera e sgombriamo rapidamente il letto dagli scatoloni rimasti. Finalmente.
Tu ti sdrai di spalle e io inizio piano piano a spogliarti, come un bimbo scarta il suo regalo di natale. Mammamia che fantastica visione. Scanso il perizoma e comincio a baciarti, sempre più a fondo. Ad ogni bacio tu fai un sussulto. Vorrei che questo momento non finisse mai.
Tiro via tutto e finisco di spogliarmi. Alzo il tuo bacino e ti allargo le gambe. Inizio a giocherellare con il tuo clitoride e continuo a leccarti in mezzo ai due mappamondi. Quando l’umidità è al punto giusto, ti penetro.
Metto le mani da dietro sul tuo seno durissimo. I capezzoli sembrano dei chiodi. Mi metto poi in ginocchio per ammirare quella meraviglia.
Poi inizio, prima piano. Poi, tra i tuoi sospiri sento un incitamento.
Una prima botta forte. Tu fai un urlo strozzato. Poi metti la bocca sul braccio, per evitare di farti sentire. E io continuo e continuo, fino all’esplosione.
Sto in paradiso. Continuiamo a baciarci da tutte le parti. Io ti convinco a fare qualche foto, per ricordo. E soprattutto per immortalare tanta bellezza.
Si è fatto tardi e Andrea esce da scuola. Devo togliere il disturbo.
Ma bisogna finire di mettere a posto. Ci vediamo domani mattina.
Alle nove. Precise!

2-Continua

sabato 10 marzo 2012

Aida 1 - Come ti ho conosciuto


Mi piace fare la spesa. Aprire tutti gli sportelli della cucina, vedere se c’è lo zucchero, l’olio, il sale e preparare la lista. Mi piace girare per le corsie del supermercato e gustarmi la varia umanità che frequenta il posto.
Preferisco andarci la mattina, vero le dieci. A quell’ora, le donne hanno accompagnato i figli a scuola, hanno preso il caffè con le amiche e passano da quelle parti per comprare quelle quattro cose che servono per il pranzo. E io sto lì.
Stamattina c’eri tu. Ti chiamerò Aida, Come Aida Yespica. Perché secondo me le assomigli tanto. Gli occhi un po’ a mandorla, i lunghi capelli lisci e il viso sottile. E, soprattutto, un paio di jeans un po’ laceri, sotto i quali tondeggiava una specie di mappamondo, che tu portavi a spasso su un paio di tacchi dodici con una disinvoltura degna della più smaliziata frequentatrice di passerelle.
E invece, per vedere di che pasta eri fatta, ti ho seguito fino al banco del pane, per sentire la tua voce.

-Tre ciabattine

Ma che bella voce. Profonda e armoniosa. Chissà di dove sei. Poi il ragazzo del pane ti chiede di provare quel nuovo tipo di pane con le noci.

-E’ nuovo?

Fantastica. Ti è uscita quella fantastica “u” arrotata, che mi fa impazzire. Sei napoletana. Io impazzisco per le donne napoletane. E a te non manca nulla. Sei bellissima, hai un gran bel culo, sei sensuale e napoletana. Potrei anche morire, per una donna così. Non subito, però.
Ho deciso che ti devo conoscere. E a giudicare da come ti guardano tutti gli uomini, non sono il solo. Ci sono anche molte altre donne che ti guardano. Ma secondo me, non provano la stessa cosa per te. O forse sì. Sei talmente bella che è impossibile non ammirarti.

Quasi inebetito, seguo il tuo panettone a distanza, spingendo il mio carrello ancora vuoto. Imbocchi la corsia dei detersivi e ti fermi davanti agli ammorbidenti. Poi allunghi il braccio fino all’ultimo piano.
I tacchi sono belli per chi guarda. Ma per chi li porta richiedono molta attenzione, a tutti i movimenti. E così succede che il peso della bottiglia di ammorbidente ti fa sbilanciare ed è come cadere dal primo piano.

-Tutto a posto?
In un attimo ho lasciato il carrello e sono piombato dalle tue parti. Ti ho messo le mani sotto le ascelle e ti sorreggo, mentre tu cerchi di capire cosa è successo. Guardo dietro la tua nuca e intravedo una piccola corona tatuata, sotto il collo.
-Sì. Credo di si.
Riesco a tirarti su. A fatica mi libero di un paio di aiutanti volontari che hanno avuto la mia stessa idea. Mi dispiace, questa l’ho vista prima io. Girare al largo.
Così cominciamo a parlare del più e del meno. E vengo a scoprire un paio di cose interessanti. Ti sei appena trasferita in città e, cosa più importante, sei separata.
Bene. Molto bene.
Decido di fare subito un passo concreto. Per due validi motivi.
Prima di tutto, se non lo faccio ora, chissà quando ti becco più. Mica la fortuna passa due volte nello stesso posto. E fino ad ora ho fatto tutto bene.
Poi, se già mi hai detto che sei separata, nonostante tu mi conosca da poco più di venti minuti, mi dà parecchio da pensare.
Chiedo ancora se è tutto a posto. Zoppichi vistosamente e mi dici che va tutto bene. Decido di abbandonare il mio carrello al suo destino e mi offro, come un cavaliere della tavola rotonda, di aiutarti con la spesa.
Tu abbozzi, come da copione, un minimo di resistenza. Brava Aida. Sei prevedibile, ma proprio per questo bisogna aspettarsi la sorpresa.
Arrivo vicino alla macchina e da bravo sistemo quel po’ di spesa nel bagagliaio. Una macchina piccola ma attrezzata per ospitare un bimbo piccolo, massimo quattro anni.
Beh. Inutile dire che non me lo aspettavo. Ma è un ostacolo facilmente aggirabile. Anzi.
Colgo la palla al balzo e ti chiedo del bimbo. Tu ti illumini del tuo sorriso che ormai ho imparato a conoscere.
Ho la strada spianata. Mi offro di accompagnarti domenica in un parco giochi, in modo da passare una bella giornata assieme, come una bella famigliola. E tu accetti con entusiasmo.
Una grande giornata, grandissima direi. Ho il tuo numero in rubrica e non vedo l’ora che venga domenica.


1-Continua